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Nicholas Flamel
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I
Geroglifici Di Flamel
Traduzione
del testo originale di Eleonora Carta
Traduco questo
documento parola per parola, senza ricercare esigenze stilistiche, al fine di
mettere il lettore più a contatto con il testo originale. Tra parentesi in
corsivo si trova qualche commento o esplicazione del testo. Eleonora
Carta
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I
Geroglifici Di FlameL
[1]
Londra, 1624.
La Spiegazione delle Figure geroglifiche
Poste da me, Nicholas Flamel, notaio, nel Cimitero della Chiesa degli
Innocenti, nel quarto Arco, entrando dal grande portale di St. Dennis Street, e
prendendo la via lungo la destra.
Anche se io,
Nicholas Flamel, Notaio, e residente in Parigi, in questo anno mille e tre cento
quaranta e nove, e dimorando nella mia casa nella strada dei Notai, presso la
Cappella di St. James dei Martiri; anche se io, dico, ho imparato un poco di
latino, per i pochi mezzi dei miei Genitori, che nonostante questo erano, per
coloro che mi invidiano maggiormente, persone di provata onestà; ancora per
Grazia di Dio, e l'intercessione dei beati Santi del Paradiso di entrambe i
sessi, e principalmente di St. James di Galizia,
(Anche se
io) non ho voluto la comprensione del Libro dei Filosofi, in lui ho imparato
i loro così nascosti segreti. E per questa ragione, non ci sarà un momento della
mia vita in cui io ricorderò quest'alto bene, e, sulle mie ginocchia (se il
luogo mi permetterà di farlo) o in altro modo, nel mio cuore e con tutta la mia
affezione, non renderò grazie a questo Dio sommamente benigno, che non sopporta
che i figli dei giusti elemosinino porta a porta, e non abbandona coloro che
perdutamente credono alla sua benedizione.
Nel frattempo,
dunque, a me, Nicholas Flamel, Notaio, dopo la morte dei miei Genitori, nel
dedicarmi all'Arte della Scrittura, mediante redazione di Inventari, stesure di
bilanci, e calcolo delle spese di Tutori e Pupilli, capitò tra le mani per la
somma di due fiorini, un Libro dorato, molto antico e grande. Non era fatto di
Carta, né di Pergamena, come gli altri Libri sono soliti essere, ma solo di
delicate cortecce (come mi sembrò) di alberi giovani e teneri. La copertina era
d'ottone, ben saldato, tutto inciso con lettere, o strane figure; e per la mia
parte io credo potrebbero ben essere stati
Caratteri Greci, o qualche simile antico linguaggio.
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Sono sicuro, non avrei
potuto leggerlo, e so bene che non erano esse né lettere della lingua Latina né
della Gallia, perché di esse noi comprendiamo un poco. E per quel che era al suo
interno, le pagine di corteccia o buccia erano incise, e scritte, con tale
mirabile diligenza, con una punta di Ferro, in chiare e delineate lettere
Latine, colorate. Esso conteneva tre volte sette fogli, perché così erano
contate nella parte
alta dei fogli, e sempre ogni sette fogli ve n'era uno senza alcuna scrittura;
ma, invece per questo, sopra il primo settimo foglio, era acquerellato un
Bastone e Serpenti che si inghiottivano.
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Nelle secondo
settimo, una Croce ove era crocifisso un Serpente;
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e nel terzo settimo vi era
dipinto il Deserto, o Distesa
Desolata, nel mezzo del quale scorrevano acque da molte chiare fontane, e da cui
si generava un gran numero di Serpenti, che correvano da una parte
all'altra.
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Sul primo dei fogli era scritto in grande Lettere Maiuscole d'Oro: Abramo
L'Ebreo, Principe, Sacerdote, Levita, Astrologo, e Filosofo, alla Nazione degli
Ebrei, per l'Ira di Dio disperso tra i Galli, manda Salute.
In seguito esso
era riempito con grandi esecrazioni e maledizioni (con questa parola Maranatha,
che vi era spesso ripetuta) contro ogni persona che avesse posato il suo sguardo
su di esso se non fosse stato un Sacerdote o un Notaio.
Colui che mi
vendette questo Libro non sapeva quale fosse il suo valore, non più di me quando
lo acquistai; credevo fosse stato rubato o preso dal miserabile Ebreo; o trovato
nascosto in qualche parte dell'antico luogo della sua dimora. All'interno del
Libro, nel secondo foglio, egli confortava la sua Nazione, invitandola ad
abbandonare i vizi, e sopra di tutti, l'Idolatria, attendendo con dolce pazienza
l'arrivo del Messia, che avrebbe posto nel nulla tutti i Re della Terra, e
regnato con la sua gente in eterna gloria. Senza dubbio si trattava di un uomo
molto saggio e giudizioso. Nel terzo foglio, e in tutte le altre scritture che
seguivano, per aiutare la sua nazione Prigioniera a pagare il tributo
all'Imperatore Romano, e per fare altre cose, delle quali non parlerò, egli gli
insegnava in parole comuni la trasmutazione dei Metalli; egli dipinse il Vaso
lato per lato, e li avvisò dei colori e di tutto il resto, escluso il primo
agente, del quale non pronunciava una sola parola; ma solo (com'egli dice) nel
quarto e quinto foglio egli avrebbe raffigurato l'insieme, e lo raffigurò,
infatti, con grande abilità e perizia:
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ma
nonostante fosse bene ed intelligentemente raffigurato e dipinto, nessun uomo
avrebbe potuto essere capace di comprenderlo senza essere stato esperto nella
loro Cabala, che andava per tradizione, e senza aver studiato accuratamente i
loro libri. Il quarto ed il quinto foglio, pertanto, erano senza scritture, e
pieni di belle figure illuminate, o come se fossero illuminate, perché il lavoro
era veramente squisito. Primo, egli dipinse un giovane uomo con le ali sulle sue
spalle, che teneva in mano un bastone Caduceo, con intrecciati due Serpenti, con
cui batteva un elmetto che gli copriva la testa.
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Egli sembrava, a
mio umile avviso, essere il Dio Mercurio dei Pagani: contro di lui arrivava
correndo e volando ad ali spiegate, un grande vecchio uomo, che aveva legata
sulla testa una clessidra, e che nella sua mano reggeva una falce (o roncola)
come la Morte, con la quale, in modo terribile e furioso, avrebbe tagliato via i
piedi di Mercurio.
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Sull'altro lato del quarto foglio, egli
dipinse un bel fiore sulla cima di una montagna altissima, scosso dal vento del
Nord; esso aveva la parte inferiore blu, i fiori bianchi e rossi, le foglie che
splendevano come oro fino: e, attorno, i Dragoni e Grifoni del Nord facevano i
loro nidi e dimora.
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Sul quinto foglio vi era una bellissima pianta di Rose, fiorita nel mezzo
di un dolce Giardino, cresciuta dalla spaccatura di una Quercia; ai piedi di
essa gorgogliava una fontana d'acque molto chiare, che correva via
lungo fino ad un fosso, nonostante prima passasse attraverso le mani di un
numero infinito di persone, che scavavano nella terra per cercarla; ma poiché
erano ciechi, nessuno di loro la riconosceva, eccetto qua e là chi ne
considerava il peso.
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Sull'ultimo lato
del quinto foglio, vi era un Re, con una grande Spada, che faceva uccidere in
sua presenza da alcuni Soldati una moltitudine di Infanti, le cui Madri
piangevano ai piedi degli impietosi Soldati; il sangue di questi Infanti veniva
poi raccolto dai Soldati, e messo in un grande recipiente, all'interno del quale
il Sole e la Luna venivano per bagnarsi. E poiché questa Storia intende
rappresentare la parte
principale della strage degli Innocenti perpetrata da Erode, e poiché in questo
Libro ho imparato la più gran parte dell'Arte, questa è una delle ragioni per
cui ho posto nel loro Cimitero, i Simboli Geroglifici di questa scienza segreta.
E così potrete vedere quello che si trova nei primi cinque fogli. Non vi
rappresenterò quel che era scritto in un Latino buono ed intelligibile, in tutti
gli altri fogli scritti, o Dio mi punirebbe per questo; poiché commetterei una
meschinità più grande di quella di chi (come ho detto) si augura che tutti gli
uomini del Mondo abbiano una sola testa, che egli possa tagliar via con un sol
colpo. Avendo con me, infatti, questo saggio libro, non ho fatto nient'altro di
giorno e di notte che studiarlo, comprendendo molto bene tutte le operazioni che
vi erano illustrate, ma il non sapere con che cosa la Materia dovesse
cominciare, mi rendeva molto triste e sconsolato, e mi causava di esalare molti
sospiri. Mia moglie Pernelle, che amo come me stesso, e che avrei
successivamente sposato, era molto meravigliata da questo, e mi confortava e
dolcemente mi chiedeva se potesse in qualche modo rendersi utile per risolvere i
miei problemi. Non avrei potuto verosimilmente tenere a freno la mia lingua, e
le dissi tutto, e mostrai a lei questo libro saggio; e lei, nello stesso istante
in cui lo vide, ne fu grandemente impressionata come io stesso fui, e provò un
estremo piacere dall'accarezzare le falde della copertina, gli intagli, le
immagini e le raffigurazioni, malgrado comprendesse al riguardo poco quanto me;
ancora fu un grande conforto per me parlarne con lei, e intrattenere me stesso,
decidendo quello che avremmo fatto per avere l'interpretazione di esse. Alla
fine, volli dipingere all'interno del mio Alloggio, nel modo in cui naturalmente
mi fu possibile, tutte le figure ed i disegni del quarto e quinto foglio, che
mostrai ai maggiori Eruditi di Parigi che, in ogni modo, non compresero più di
me stesso: dunque dissi loro che quello che si trovavano davanti era il Libro
che insegnava la Pietra dei Filosofi, ma la gran parte di loro si prendeva gioco
di me e della Pietra benedetta, eccetto uno chiamato Maestro Anselmo, che era un
laureato in Medicina, e studiava diligentemente nella sua Scienza. Egli aveva un
gran desiderio di vedere il mio Libro, e non c'era niente al mondo che non
avrebbe fatto per dargli un solo sguardo: ma io gli dissi sempre che non lo
avevo; solo gli feci un'accurata descrizione del Metodo. Egli disse che il primo
ritratto rappresentava il Tempo, che divora tutto; e che, secondo il numero dei
sei fogli scritti, era richiesto lo spazio di sei anni, per perfezionare la
Pietra; e quindi egli disse, che noi dobbiamo girare la clessidra e non vederlo
più. E quando gli dissi che ciò non era raffigurato nei dipinti, ma serviva solo
a mostrare ed insegnare il primo agente, (come era detto nel Libro), egli mi
rispose che questa decozione per la durata di sei anni di spazio era, come
infatti era, un secondo Agente; e certamente il primo Agente vi si trovava
dipinto, sotto forma dell'acqua bianca e dirompente, che senza dubbio intendeva
rappresentare l'Argento vivo, che non può essere fissato, né i suoi piedi
tagliati, che è come dire, privarlo della sua volatilità, eccetto che per questa
lunga decozione, nel più puro sangue dei giovani Infanti; perché in esso,
essendo questo Argento Vivo stato unito con oro e Argento, veniva prima mutato
con loro in una pianta come quella che era lì dipinta, e dopo, per corruzione,
nei Serpenti; i quali Serpenti essendo allora completamente disidratati, e
decotti al fuoco, si sarebbero ridotti in polvere d'oro, che sarebbe dovuta
essere la Pietra. Questa era la causa alla quale, nello spazio di uno e venti
anni, mi dedicai un migliaio di volte, ma mai con il sangue, che era meschino e
malvagio: per questo trovai nel mio Libro che i Filosofi chiamano Sangue lo
spirito minerale che si trova nei Metalli, principalmente nel Sole,nella Luna e
in Mercurio, ad assemblare i quali, perciò, mi ero sempre impegnato; ancora
queste interpretazioni per la maggior parte erano più sottili che vere. Non
vedendo, in ogni caso, nelle mie opere, i segni a quel tempo scritti nel mio
Libro, ricominciavo sempre da capo. Alla fine, avendo perso tutta la speranza di
poter mai arrivare a comprendere queste figure, per mio ultimo rifugio, feci un
voto a Dio e a san Giacomo di Galizia, per domandare l'interpretazione di loro a
qualcuno dei Sacerdoti Ebrei in qualche Sinagoga Spagnola. Pertanto, con il
consenso di Pernelle, partii portando con me l'Estratto delle Figure, avendo
preso l'abito ed il bastone dei Pellegrini; nello stesso modo in cui mi potete
vedere su questo Arco, nel Cimitero nel quale ho posto queste figure
geroglifiche, dove ho anche raffigurato sul muro, su un lato e sull'altro, una
Processione, nella quale sono rappresentati per ordine tutti i colori della
Pietra, come essi vanno e vengono, con questa scrittura in francese: Una
processione è molto gradita a Dio, se fatta in devozione.
Questo è come
fosse l'inizio del Libro di Re Ercole, che contiene i colori della Pietra,
intitolato Iris, o l'Arcobaleno, in questi termini, La processione dell'opera: è
molto piacevole alla Natura: la quale ho posto lì espressamente per i grandi
eruditi che dovrebbero comprendere l'Allusione. Nello stesso modo, io dico, mi
sono messo in cammino; e tanto ho fatto che sono arrivato a Montjoy, e dopo a
St. James, dove con grande devozione ho compiuto il mio voto. Fatto questo, a
Leon, al mio ritorno, ho incontrato un mercante di Bologna, che mi ha fatto
conoscere un medico, un Ebreo di Nascita, poi divenuto Cristiano, che dimorava
nella già citata Leon, ed era molto abile nelle Scienze superne, ed era chiamato
Maestro Canches. Non appena ebbi mostrato a lui le figure del mio Estratto, egli
ne fu affascinato e con grande meraviglia e gioia, domandò a me senza posa se
potessi dargli alcuna notizia circa il Libro dal quale esse erano tratte! Gli
risposi in Latino (quando mi pose la domanda) che speravo di avere alcune buone
notizie riguardo al Libro, se qualcuno avesse potuto decifrare per me questi
Enigmi. In quello stesso istante, trasportato da grande Ardore e gioia, cominciò
a decifrare per me l'inizio. Ma, per essere brevi, egli fu ben contento di
conoscere la notizia di dove il Libro si potesse trovare, ed io, a mia volta,
felice di sentirlo parlare in quel modo; e certamente egli aveva udito molti
discorsi riguardo al Libro, ma, (come disse) come si trattasse di una cosa
irrimediabilmente perduta; così proseguimmo il nostro viaggio, e da Leon
passammo a Oviedo, e da lì a Sansom, dove prendemmo la via del mare per arrivare
in Francia. Il nostro viaggio era stato abbastanza fortunato, e fino ad arrivare
in questo Regno, egli aveva interpretato per me la gran parte delle mie figure,
e perfino sui piccoli punti e puntini egli trovò grandi misteri, che mi
sembravano meravigliosi; ma quando arrivammo ad Orleans, quest'uomo colto cadde
estremamente malato, essendo afflitto da eccessi di vomito, che rimasero ancora
con lui per quello che aveva sofferto in Mare, ed era in tale continua paura che
io lo lasciassi, che non poteva immaginare niente a parte questo. E anche se io
ero sempre al suo fianco, ancora egli incessantemente mi chiamava; ma, insomma,
egli morì alla fine del settimo giorno della sua malattia, per le quale ragione
io fui molto contristato; ancora, non appena potei, ottenni di farlo seppellire
nella Chiesa della Santa Croce ad Orleans, dove lui ancora riposa: Dio abbia la
sua anima, perché morì da buon Cristiano. E sicuramente, se io non sarò
raggiunto prima dalla morte, darò alla Chiesa una qualche rendita, affinché
molte Messe siano dette per la sua anima ogni giorno. Egli che avrebbe voluto
assistere al mio arrivo e vedere la gioia di Pernelle; lasciamo che vegli su di
noi dall'alto, in questa Città di Parigi, sopra la porta della Cappella di San
Giacomo dei Martiri, vicino per un lato alla mia casa, dove siamo entrambe
dipinti: io che rendo grazie ai piedi di San Giacomo di Galizia e Pernelle ai
piedi di San Giovanni, a cui lei aveva così spesso chiesto aiuto. Così, fu per
la grazia di Dio, e l'intercessione della felice e sacra Vergine, ed i benedetti
Santi Giacomo e Giovanni, che io seppi tutto ciò che desideravo, che è come
dire, Il primo Principio, ancora non la loro prima preparazione, che è la cosa
più difficile sopra tutte le cose del mondo. Ma alla fine ebbi successo, dopo
tre anni o giù di lì di molti errori, durante i quali non feci che studiare e
lavorare, così come tu puoi vedermi sopra quest'Arco, dove ho posto le mie
Processioni sui due Pilastri di esso, ai piedi di San Giacomo e San Giovanni,
sempre pregando Dio, con il mio Rosario tra le mani, leggendo attentamente il
Libro, e recitando le parole dei Filosofi; dopo aver tentato e provato le
diverse operazioni, per come le figuravo per le parole del Libro. Finalmente,
trovai quello che desideravo, che presto riconobbi per il forte profumo e odore.
Avendo questo, facilmente potei compiere l'Opera, perché, conoscendo la
preparazione del primo Agente, e poi seguendo le indicazioni del mio Libro alla
lettera, non avrei potuto sbagliare anche se avessi voluto. Quindi la prima
volta che feci la proiezione fu sopra Mercurio, quando mutai mezza libbra, o
poco più, in puro Argento, meglio di quello della Miniera, come notai, e feci
altri tentativi molte altre volte. Questo accadde un Lunedì, il 17 di Gennaio, a
mezzogiorno circa, nella mia casa, alla presenza della sola Pernelle, nell'anno
della riparazione dell'umanità, il 1382. E in seguito, sempre seguendo il mio
Libro, parola per parola, feci la proiezione della Pietra Rossa su una simile
quantità di Mercurio, alla presenza similmente della sola Pernelle, nella stessa
casa, il ventesimo quinto giorno dell'Aprile seguente, lo stesso anno, attorno
alle cinque di sera; che io trasmutai veramente in quasi altrettanto Oro, meglio
ancora sicuramente dell'Oro comune, più tenero e malleabile. Posso dirlo con
verità, lo feci per tre volte, con l'aiuto di Pernelle, che comprese tutto il
procedimento bene quanto me, poiché mi aiutò nelle mie operazioni; e senza
dubbio, se l'avesse dovuto intraprendere da sola, avrebbe raggiunto la fine e la
perfezione proprio come io feci. Avevo, in effetti, ottenuto già abbastanza dopo
la prima Opera, ma provai un piacere eccessivamente grande, e una gran
beatitudine nel vedere e contemplare l'Ammirevole opera della Natura all'interno
del Vaso. Per farvi capire, quindi, come lo feci per tre volte, dovrete vedere
questo Arco, e se avrete l'abilità per riconoscerli, tre fornaci, che sono
servite per le nostre operazioni. Avevo paura, per molto tempo, che Pernelle non
potesse nascondere la ragione vera della sua estrema gioia, che io misuravo con
la mia, e che si lasciasse sfuggire qualche parola con le sue amiche del grande
tesoro che possedevamo; perché la gioia estrema porta via il comprendonio, come
il grande dolore; ma la bontà del più grande Dio non mi aveva solo colmato della
benedizione, di darmi una moglie casta e saggia, perché lei era, in più, non
solo capace di ragione, ma anche di fare tutto quanto era ragionevole, e più
discreta e segreta di quanto non siano le donne normali. Soprattutto, lei era
eccezionalmente devota, e per questo, vendendola senza speranza di figli, ed ora
ben colpita dagli anni, ella cominciò, come io feci, a pensare a Dio, e dedicare
noi stessi alle opere di Misericordia. A quel tempo quando scrissi questo
Commentario, nell'anno mille e quattrocento e tredici, alla fine dell'anno, dopo
la morte della mia fedele compagna, che io piangerò per tutti i giorni della mia
vita; lei ed io avevamo già fondato, e sostenuto con rendite, 14 Ospedali nella
città di Parigi; e avevamo costruito dal nulla tre Cappelle, che avevamo
arricchito con grandi doni e beni; 7 Chiese, con molte riparazioni ai loro
Cimiteri, accanto a quella che abbiamo fatto a Bologne, che non è molto meno che
quella che abbiamo fatto qui. Non parlerò del bene che noi due abbiamo fatto a
persone particolarmente povere, principalmente a vedove e poveri orfani, i cui
nomi, se li dicessi, e raccontassi cosa feci per loro, a dispetto di ciò, la mia
ricompensa mi sarebbe data in questo Mondo, (Matteo 6,1-4 «Badate di non
praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere da loro ammirati;
altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando
dunque tu fai l'elemosina, non metterti a suonare la tromba davanti a te, come
fanno gl'ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per averne gloria presso gli
uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando dunque
tu fai l'elemosina, non metterti a suonare la tromba davanti a te, come fanno
gl'ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per averne gloria presso gli uomini.
In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Ma mentre fai
l'elemosina, non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra, in modo che
la tua elemosina rimanga nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto te ne
darà la ricompensa») e farei similmente dispiacere a quelle buone persone,
che io prego Dio di benedire; e non lo farei per niente al Mondo. Per le
Costruzioni, oltre a queste Chiese, Cimiteri e Ospedali in questa Città, risolsi
me stesso, di provvedere a che fossero dipinte nel quarto arco del Cimitero
degli Innocenti, come si entra dal grande portone di St. Dennis street,
prendendo la via sul lato destro; è questo il più vero ed essenziale dei marchi
dell'Arte, anche se sotto veli, e coperture Geroglifiche, in imitazione di
quelle che sono nel dorato Libro di Abramo l'Ebreo. E tale Libro ben rappresenta
due verità, a seconda della capacità e del comprendonio di coloro che lo
leggono: Primo, i misteri del nostro futuro e dell'indubitabile Risurrezione, al
giorno del Giudizio, e all'arrivo del buon Gesù (che possa avere misericordia di
noi), una Storia che è ben si accorda con un Cimitero. E secondariamente, esso
può significare per coloro che sono abili nella Filosofia della Natura, tutte le
principali e necessarie operazioni dell'Opera. Queste figure Geroglifiche
serviranno come due vie per giungere alla vita celeste: il primo e più aperto
senso insegnando i sacri Misteri della nostra salvezza; (come mostrerò tra
breve) l'altro insegnando ad ogni uomo che abbia in sé una piccola comprensione
della Pietra, il modo lineare per lavorarla; che essendo perfetto per ognuno, lo
scambio del male per il bene porta via dalla strada del peccato, (che è quella
dell'avidità), rendendo l'uomo libero, gentile, pio, religioso, e timorato di
Dio, privo della cattiveria di una volta, perché da questo momento in avanti
sarà continuamente animato dalla grande grazia e misericordia che ha ottenuto da
Dio, e con la profondità delle sue Divine e ammirevoli opere. Queste sono le
ragioni che mi hanno portato a fissare queste forme in questo modo, ed in questo
posto, che è un Cimitero, affinché ogni uomo possa ottenere questo bene
inestimabile, e conquistare questo ricchissimo Vello d'oro; così egli potrà
decidere tra sé e sé (come ho fatto io) di non custodire il talento donatogli da
Dio sepolto sotto Terra (si riferisce qui alla Parabola dei Talenti narrata
da Gesù in Matteo 25,14-29), comprando terre e possedimenti, che sono le
vanità di questo mondo: ma piuttosto di lavorare caritatevolmente con il suo
fratello, ricordando in ogni momento che ha appreso questo segreto tra le ossa
dei morti (in cimitero), nel cui numero egli sarà presto trovato (ove
egli si verrà a trovare tra breve); e che dopo questa vita egli renderà
conto davanti ad un giudice giusto ed indubitabile, che censurerà perfino una
parola pigra e vana. Lasciamo, quindi, che colui che avrà avendo ben pesato le
mie parole, e ben conosciuto e compreso le mie figure, abbia prima avuto altrove
la conoscenza dei primi inizi e Agenti, (perché certamente in queste Figure e
Commentari egli non trova nessun passo o informazione al riguardo), perfetto,
alla gloria di Dio, l'Opera di Ermes, ricordandosi in ogni momento della Chiesa
Cattolica, Apostolica, Romana; e di tutte le altre Chiese, Cimiteri e Ospedali;
e soprattutto la Chiesa degli Innocenti in questa Città (nel Cimitero della
quale ho contemplato queste vere dimostrazioni); aprendo generosamente la sua
borsa a coloro che sono segretamente persone oneste e povere, desolate, donne
deboli, vedove e orfani abbandonati.
Così
sia.
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CAPITOLO I
Dell'Interpretazione Teologica, che può essere data a questi Geroglifici,
secondo il senso di me, l'Autore.
Ho dato a questo
Cimitero, un Ossario, che si trova proprio davanti al suo quarto Arco, nel mezzo
del Cimitero, e contro uno dei Pilastri di questo Ossario ho fatto disegnare con
del carboncino, e dipinto grossolanamente, un uomo tutto nero, che guarda dritto
a questi Geroglifici, riguardo ai quali è scritto in Francese: It voy
merveile done moult Ie m'esbahi; che sarebbe, Vedo una meraviglia, che
crea in me grande stupore: Questa, come anche tre tavole di Ferro e Rame
dorato, ad Est, Ovest e Sud dell'Arco, è dove quei Geroglifici si trovano, nel
mezzo del Cimitero a rappresentare la sacra Passione e Resurrezione del Figlio
di Dio e ciò non deve in altro modo essere interpretato, se non secondo il suo
comune senso Teologico, e fatto salvo che questo uomo nero, può bene essere
proclamato una meraviglia di Dio nella trasmutazione dei Metalli, che è
raffigurata in questi geroglifici, verso i quali egli così attentamente volge il
suo sguardo, come vedere seppelliti così tanti corpi, che si leveranno ancora
dalle loro Tombe nel temibile giorno del giudizio. D'altra parte io non credo
sia necessario interpretare in senso Teologico il vaso di Terra
sul lato destro di queste figure, all'interno del quale c'è una Penna ed un
Calamaio, o piuttosto vaso di Filosofia, se tu togli le corde, e unisci la Penna
ed il Calamaio: né agli altri due piace, che sono sui due lati delle figure di
San Pietro, e San Paolo, all'interno uno dei quali, c'è una N che
significa Nicholas, e dentro l'altro una F che significa Flamel. Pertanto
questi vasi non significano nient'altro, ma che nella loro forma, ho fatto
l'Opera tre volte. In più, a chi anche crederà che io abbia posto questi vasi
nella forma di Scudo per rappresentare questa Penna e Calamaio, e le lettere
maiuscole del mio nome, lasciamolo pure credere se vuole, poiché entrambe queste
interpretazioni sono vere.
Né tu devi
interpretare in senso Teologico le scritte che seguono, in questi termini
NICHOLAS FLAMEL ET PERNELLE SA FEMME, che sarebbe, Nicholas Flamel, e
Pernelle sua moglie, allo stesso modo come ciò non significa niente, se non
che io e mia moglie abbiamo donato quest'Arco.
E così per la
terza, quarta e quinta Tavola seguenti, ai lati delle quali è scritto:
COMMENT LES INNOCENTS FVRENTOCCIS PAR LE COMMANDEMENT DV ROY HERODES che
significa Come gli Innocenti furono uccisi dal comando del Re Erode. Il
senso teologico è facilmente comprensibile dalla scritta, dobbiamo solo parlare
del resto, che si trova sopra.
I due Dragoni uniti insieme l'uno
dentro l'altro, di colore nero e blu, in un campo oscuro, che sarebbe a dire,
nero, dei quali uno ha le ali dorate, e l'altro non le ha affatto, sono i
peccati generati naturalmente, per i quali ciascuno ha il suo peccato originale,
e nasce da un altro: Di essi alcuni possono facilmente essere cancellati, perché
si compiono facilmente, perché ci volano incontro in ogni momento; e quelli che
non hanno ali non possono mai essere cancellati, tale è ad esempio il peccato
contro lo Spirito Santo. L'Oro che si trova sulle ali significa che la più gran
parte dei peccati è commessa per l'empia fame dell'oro; che porta tante persone
a prestare dedicarsi instancabilmente ad ottenerlo: ed i colori nero e blu
mostrano che questi sono i desideri che provengono dalle fosse oscure
dell'inferno, dalle quali dobbiamo interamente allontanarci. Questi due Dragoni
possono anche in aggiunta rappresentarci le Legioni di spiriti maligni che sono
sempre presso di noi, e che ci accuseranno, davanti al giusto giudice, nel
temibile giorno del Giudizio, perché non chiedono né cercano altro che
condannarci.
L'uomo e la donna che si trovano presso
di essi, di un colore arancione, sopra un campo azzurro e blu, indicano che
l'uomo e la donna non devono riporre le loro speranze su questo Mondo, perché il
colore arancione suggerisce disperazione, or il lasciare andare della speranza,
come qui; ed i colori azzurro e blu, sopra cui sono dipinti, mostrano che
dobbiamo pensare alle cose celestiali che sono da venire, e dire come il ruolo
dell'uomo sia, HOMO VENIET ADIVICIVM DEI, cioè l'Uomo deve sottoporsi
al giudizio di Dio che mostrerà a noi misericordia.
Poco distante da
questo, in un campo verde, sono dipinti due uomini ed una donna che risorgono,
dei quali uno viene fuori da una Sepoltura, gli altri due
fuori dalla Terra, tutti e tre i di un colore eccessivamente bianco e puro, con
le mani levate davanti agli occhi, ed i loro occhi al Cielo in alto: Sopra
questi tre corpi vi sono due Angeli che suonano Strumenti musicali; come se
avessero chiamato questi morti al giorno del Giudizio; per cui sopra questi due
Angeli si vede la figura del nostro Signore Gesù Cristo, che tiene il mondo
nella sua mano, e sopra la testa di lui un Angelo sta sistemando una Corona,
assistito da altri due, che dicono secondo i loro rotoli, O pater Omnipotens,
o'Jesu bone, che sarebbe O padre onnipotente, o buon Gesù. Sul lato destro di
questo Salvatore è dipinto San Paolo, vestito in abiti bianchi e gialli, con una
Spada, ai cui piedi c'è un uomo vestito in un abito di colore arancio, sul quale
appaiono pieghe o grinze di nero e bianco, (la cui pittura mi ricorda la vita) e
domanda perdono per i suoi peccati, tenendo le mani unite insieme, da mezzo alle
quali provengono queste parole scritte in un rotolo DE LE MALA QVE FECI
ovvero Cancella i mali che ho commesso.
Dall'altro lato
sulla sinistra, si vede San Pietro con la sua Chiave, vestito in giallo
rossiccio, che tiene la sua mano su una donna avvolta in un abito di colore
arancione, che si trova inginocchiata, e rappresenta la vita di Pernelle, che
tiene le mani unite insieme, avendo un rotolo su cui è scritto CHRISTE PRECOR
ESTO PIVS, ovvero Cristo, ti prego di essere pietoso; dietro cui si
trova un Angelo inginocchiato, con un rotolo che dice SALVE DOMINE
ANGELORVM, cioè Ti saluto o Signore degli Angeli. V'anche un altro
Angelo sulle sue ginocchia, dietro la mia Immagine, sullo stesso lato di San
Paolo, che similmente tiene un rotolo che dice O REX SEMPITERNE, cioè
O Dio Immortale. Tutto questo è così chiaro, secondo la spiegazione delle
Resurrezione e del giudizio futuro, che può essere facilmente adattato a questo.
Così sembra che questo Arco non sia stato dipinto per nessun altro proposito se
non quello di rappresentare questo. E pertanto non abbiamo bisogno di
soffermarci ancora a lungo su questo argomento, poiché anche il più piccolo e
più ignorante, potrà bene comprendere come dare questa
interpretazione.
Prossimo ai tre che si stanno sollevando
ancora, arrivano due Angeli ancora di un colore Arancio sopra un campo blu, i
cui rotoli dicono SVRGITE MORTVI VENITE AD IVDICIVM DOMINI MEI, ovvero
Sorgete voi morti, venite al Giudizio del mio Signore. Questo anche serve
all'interpretazione della Risurrezione: come anche l'ultima Figura seguente, che
rappresenta Un uomo rosso vermiglio, sopra un campo di colore Violetto, che
tiene il piede di un Leone alato, dipinto anch'esso di rosso vermiglio, e che
tiene le fauci spalancate, come dovesse divorare l'uomo:
Per cui si può affermare che questa è la Figura di un peccatore infelice che
dormiva in una Letargia di corruzione e vizi, e che muore senza pentimento né
confessione; e senza dubbio, in questo Giorno terribile, sarà condotto dal
Diavolo, qui dipinto nella forma di un ruggente Leone rosso, che lo inghiottirà
e divorerà.
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CAPITOLO II
L'interpretazione Filosofica, secondo l'Insegnamento di
Hermes.
Desidero con
tutto il mio cuore che colui che cerca i segreti dei Saggi, avendo nel suo
Spirito accettato queste Idee della vita e resurrezione a venire, dovrebbe prima
fare profitto di esse: Ed in secondo luogo, che egli sia più che giudizioso di
prima, che egli sondi e cerchi nella profondità delle mie Figure, colori e
rotoli; e principalmente dei miei rotoli, affinché le parole dell'Arte non siano
pronunciate volgarmente. In seguito lascio che lui chieda a se stesso perché la
Figura di San Paolo è sul lato destro, nel luogo dove è invece costume dipingere
San Pietro? E dall'altro canto, perché San Pietro si trova invece al posto di
San Paolo? Perché la figura di San Paolo è vestita nei colori bianco e giallo, e
quella di San Pietro in giallo e rosso?
Perché anche
l'uomo e la donna che sono ai piedi di questi due Santi e pregano Dio, come se
fosse il Giorno del Giudizio, sono abbigliati in colori diversi e non sono
invece nudi, o avendo addosso nient'altro che ossa, come fossero appena risorti
dai loro sepolcri? Perché in questo Giorno del Giudizio hanno dipinto quest'uomo
e questa donna ai piedi dei Santi? Loro infatti sarebbero dovuti essere più in
basso sulla terra, e non in cielo.
Perché anche i
due Angeli sono di colore Arancio, che dicono, nei loro rotoli, SVRGITE MORTVI,
VENITE AD IVDICIVM DOMINI MEI, che significa Sollevatevi voi Morti, venite al
Giudizio del mio Signore, sono avvolti in questi colori, e fuori del loro luogo,
perché essi dovrebbero trovarsi nell'alto dei cieli, con gli altri due che
suonano gli Strumenti? Perché hanno un campo Violetto e blu? Ma principalmente
perché il loro rotolo, che parla ai morti, finisce nella gola aperta del Leone
rosso e volante?
Vorrei quindi
che dopo queste, e le molte altre domande che potrebbero essere semplicemente
formulate, apra bene gli occhi del suo spirito, ed arriverà a concludere che
tutto questo, non essendo stato fatto senza ragione, deve necessariamente
rappresentare, sotto queste sembianze, alcuni grandi segreti, che egli deve
pregare Dio di poter arrivare a conoscere. Avendo quindi portato la sua
convinzione per gradi fino a questo punto, mi auguro anche che vorrà credere
inoltre, che queste figure e spiegazioni non sono rivolte a chi non ha mai visto
i Libri dei Filosofi, e non conosce i principi Metallici, poiché non può essere
chiamato Figlio di questa Scienza; perciò se alcuno crede di comprendere
perfettamente queste figure, ignorando l'essenza del primo Agente,
indubitabilmente si condannerà all'insuccesso, e non sarà mai capace di
conoscere niente.
Non lasciate
perciò che m'incolpino, se non riusciranno a comprendermi facilmente, perché
egli sarà più degno di riprovazione di me, giacché non è stato iniziato a queste
sacre e segrete interpretazioni del primo Agente (che è la chiave che apre i
portali di tutte le Scienze) egli comprenderebbe nondimeno, le più sottili
concezioni degli invidiati Filosofi, che sono state scritti per coloro che già
conoscono questi principi, che non saranno mai trovati in nessun libro, poiché
sono lasciati a Dio, che li ha rivelati a chi egli ha voluto, o anche ha
concesso loro di essere istruiti dalla voce viva del Maestro, per mezzo della
tradizione Cabalistica, il che occorre molto raramente.
Ora quindi,
Figlio mio, lascia che io ti chiami, sia perché io sono ora arrivato ad una
grande età ed anche perché, può essere, che la tua arte sia altrimenti figlia di
questa conoscenza (Dio rende capace te di imparare, affinché tu dopo operi per
la sua gloria). Ascoltami quindi attentamente, ma non spingerti oltre se sai di
non conoscere i citati Principi.
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CAPITOLO III
Spiegazione di questa figura, con la modalità
del Fuoco
Un Calamaio in una Nicchia
a forma di Fornello
Questo Vaso di terra, in questa forma, è chiamato dai Filosofi, il loro
triplo Vaso, perché al suo interno si trova nel mezzo uno stadio, o un piano, e
sopra di esso un piatto o lastra, piena di tiepide ceneri, all'interno delle
quali è posto l'Uovo Filosofale, che è una fiala di vetro piena di confezioni
delle Arti (come del fumo del mar rosso, ed il grasso del vento mercuriale) che
tu vedi dipinto nella forma di una Penna e di un Calamaio. Ora questo Vaso di
terra è aperto sopra per porre nel piatto e la fiala, sotto la quale per mezzo
del passaggio aperto, è posto il fuoco Filosofico, come tu sai. Così tu hai tre
vasi; ed il vaso a tre pieghe: L'invidioso ha nominato un Alambicco, un fuoco,
escrementi, Balneum Marie, una Fornace, una Sfera, il Leone verde, una prigione,
una tomba, un orinale, una fiala, e la testa di un bullone: io stesso nel mio
Sommario o Compendio di Filosofia, che ho composto quattro anni e due mesi fa,
alla fine di esso ho perciò indicato questo vaso come causa prima e l'abitazione
del piccolo Pollo, e le ceneri del Piatto grande, la paglia del piccolo
Pollo.
Il nome comune è un Forno, che io non avrei mai trovato se Abramo l'Ebreo
non lo avesse dipinto, insieme con il fuoco proporzionabile, ove è racchiusa una
gran parte del segreto. Perché esso è come fosse la pancia, o il seno,
contenente il vero calore naturale per animare il nostro giovane Re: se non sarà
misurata con attenzione la temperatura del fuoco, dice Calid il Persiano, figlio
di Iasichus; se esso non sarà reso docile con una spada, dice Pitagora; se tu
darai fuoco al Vaso, dice Morien, e gli farai sentire il calore del fuoco; esso
ti offrirà una cassetta sulla cura, e brucerà i suoi fiori prima che siano
sollevati dalle profondità del suo Midollo, facendoli diventare rossi, piuttosto
che bianchi, e quindi il tuo lavoro sarà rovinato; ed anche se farai un fuoco
troppo tenue, per questo non ne vedrai mai la fine, per via della freddezza
delle nature, che non avrà sufficiente forza per assimilarle insieme.
Il calore quindi del tuo fuoco in questo vaso sarà (come hanno detto
Hermes e Rofinus) secondo l'Inverno, o piuttosto, come dice Diomede, secondo il
calore di un Uccello che comincia a volare così dolcemente dal segno dell'Ariete
a quello del Cancro: per sapere che l'Infante all'inizio è pieno di calda flemma
e di latte, e che un calore troppo veemente è nemico del freddo e della mistura
del nostro Embrione, e che i due nemici, così si deve dire, o due elementi di
freddo e caldo non si uniranno mai perfettamente l'uno all'altro, ma a poco a
poco, avendo prima a lungo dimorato assieme, nel mezzo del calore della
temperatura del loro bagno, ed essendo modificati a seguito di lunga cottura, in
Zolfo incombustibile.
Governa dunque dolcemente con eguaglianza e proporzione, il tuo orgoglio
e le altezzose nature, affinché tu non favorisca l'uno più che l'altro, poiché,
in questo caso, loro che sono naturalmente nemici, cresceranno furiosi contro di
te, animati dalla gelosia, e disseccheranno irascibili, e ti faranno sospirare
per molto tempo dopo. Oltre a ciò, tu dovrai mantenerli perpetuamente a questo
calore temperato, il che significa, notte e giorno, fino al tempo in cui
l'Inverno, il tempo della mistura degli elementi, sarà passato; poiché loro
faranno la loro pace, e uniranno le mani per essere riscaldati insieme, ma se
dovessero queste nature trovarsi anche una sola mezz'ora senza fuoco,
diverrebbero per sempre irreconciliabili.
Vedi perciò la ragione per cui è stato detto nel Libro dei settanta
precetti: Guarda che il loro calore continui infaticabilmente senza mai
diminuire, e che nessuno dei loro giorni sia dimenticato. E Rafis, la fretta,
dice egli, che sia portata con troppo fuoco, è sempre seguita dal Duello e
dall'Errore. Quando l'Uccello dorato, dice Diomede, diventerà prossimo al
Cancro, e da là correrà verso la Libra, allora tu dovrai aumentare un poco il
fuoco. E in modo simile, quando questo giusto Uccello, volerà dalla Libra verso
il Capricorno, che è il desiderato Autunno, il tempo del raccolto, indicherà che
i frutti sono ormai maturi.
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CAPITOLO IV
I due Dragoni di colore giallastro, blu e nero come lo
sfondo.
Guarda bene ai due Dragoni qui sopra, perché sono
i veri principi o inizi di questa Filosofia, che i Saggi hanno non hanno osato
mostrare ai loro stessi Figli. Colui che è il più basso, senza ali, è il
non-volatile, o il maschio; il superiore, è il volatile, o femmina, nero e
oscuro, che sta per ottenere la dominazione per molti mesi. Il primo è chiamato
Zolfo, o calore e aridità, ed il secondo Argento vivo, o freddo e mistura.
Questi sono il Sole e la Luna della fonte Mercuriale, o sulfureo originale, che
per fuoco continuo sono adornati con abbigliamenti regali, che essendo uniti, ed
in seguito mutati nella quintessenza, possono superare ogni cosa Metallica, per
quanto solida dura e forte, essa possa essere.
Questi sono i
Serpenti ed i Dragoni che gli antichi Egizi avevano dipinto in un Circolo, la
testa che morsicava la coda, per significare che procedevano dall'uno all'altro,
ed erano la stessa cosa, e che esso solo era sufficiente, e che nel girare e
circolare su se stesso, si rendeva perfetto: Questi sono i Dragoni che gli
antichi Poeti hanno ritratto senza dormire a custodire e vegliare sulle Mele
d'oro del Giardino delle Vergini Esperidi. Questi sono quelli sui quali Giasone
nelle sue avventure per il Vello d'oro, versò il brodo o liquore preparato dalla
giusta Medea, del cui discorso i Libri dei Filosofi sono così pieni, che non è
mai esistito filosofo al mondo, che non abbia scritto al riguardo, dal tempo del
dicitore-di-verità Ermete Trismegisto, Orfeo, Morieno, e gli altri che
seguirono, perfino io stesso.
Questi sono i
due Serpenti, dati e mandati da Giunone, (che è, la natura Metallica) i quali il
forte Ercole, questo deve essere detto, il saggio e giusto uomo dovette
strangolare nella sua culla, vale a dire superarli e ucciderli, per renderli
purificati, corrotti e senza genere, all'inizio della sua opera. Questi sono i
due Serpenti, avvolti e attorcigliati attorno al Caduceo o bastone di Mercurio,
con il quale egli esercita il suo grande potere, e trasforma se stesso com'egli
vive. Colui che, dice Haly, ucciderà l'uno, ucciderà anche l'altro, poiché uno
non può morire, senza che muoia anche suo fratello.
Questi due
quindi, (che Avicenna chiamava la Corassene ed il cane Armeno) questi due io
dico, essendo messi insieme nel vaso del Sepolcro, si morsicano a vicenda
crudelmente, e per il loro gran veleno, e furiosa rabbia, non possono mai
separarsi, poiché hanno afferrato l'uno l'altro (se il freddo non glielo
impedisce) fino a quando entrambe per mezzo di bave velenose, e ferite mortali,
su tutte le parti dei loro corpi; e finalmente, uccidendosi a vicenda, possano
essere consumati dal loro stesso veleno, che dopo la morte, lì muterà in acqua
viva e duratura; prima del quale tempo, si scioglieranno nella loro stessa
corruzione e putrefazione, la prima forma naturale, per portare avanti una sola
forma nuova, più nobile, e migliore. Questi sono i due Sperma, mascolino e
femminino, descritti all'inizio del mio Compendio di Filosofia, che sono
generati (dicono Rafis, Avicenna e Abramo l'Ebreo) all'interno delle viscere
della terra, e delle operazioni dei quattro Elementi.
Queste sono le
misture radicali dei metalli, Zolfo e Argento Vivo non volgare, e tali sono
venduti dai Mercanti e dagli Speziali, ma non da coloro che danno a noi quei due
forti e cari corpi che noi tanto amiamo. Questi due sperma, dice Democrito, non
si trovano sulla terra dei viventi: Lo stesso dice Avicenna, ma aggiunge, che si
raccolgono dallo sterco, dall'escremento, e dal marcio del Sole e della Luna. O
felici sono coloro che sanno come raccoglierli; perché da essi, potranno subito
dopo creare una triade, che ha il potere su tutti i dolori, le malattie, le
sofferenze, le infermità, e le debolezze, che combatte potentemente contro la
morte, per raggiungere l'allungamento della vita, con il permesso di Dio, e
perfino del tempo determinato, trionfando sulle miserie di questo mondo, e
riempiendo invece l'uomo di ricchezze.
Di questi due
Dragoni, o Principi Metallici, ho detto nel mio già citato Sommario, che il
Nemico, per il grande calore infiammerebbe il suo nemico, e, non prestando la
dovuta attenzione, si vedrebbe nell'aria un fumo venefico e maleodorante, opera
di fiamme, e di veleno, dalla testa avvelenata del Serpente, e Dragone di
Babilonia. La causa per cui ho dipinto questi due sperma nella forma di Dragoni,
è perché il loro tanfo è eccessivamente grande, e come il loro tanfo, le
esalazioni che salgono all'interno del vetro, sono scure, nere, blu e giallastre
(come sono dipinti questi due Dragoni) le forze dei quali, e dei corpi dissolti,
è così velenosa, che veramente non esiste al mondo veleno più potente; perché
questo è capace per la sua forza ed il cattivo odore di mortificare ed uccidere
qualsiasi essere vivente. Il Filosofo non sente mai quest'odore, se non rompe il
suo vaso, ma lo può giudicare tale, dalla vista, e per il cambiamento dei
colori, procedendo dal marciume di questa Composizione.
Questi colori
quindi significano la putrefazione e la generazione che ci è stata data, per la
corrosione e la dissoluzione dei nostri corpi perfetti, la cui dissoluzione
procede dall'aggiunta di calore esterno, e dalla fierezza, ed ammirevole
tagliente virtù del veleno del nostro Mercurio, che segna e si risolve in una
semplice nuvola, cioè, in polvere impalpabile, tutto quello che esso trova per
resistergli. Così il calore operando sopra e contro la radicale, metallica,
vischiosa, unta mistura, ingenera sopra il soggetto, la nerezza. Per cui allo
stesso tempo, la Materia è dissolta, è corrotta, cresce nera, e contribuisce al
processo; perché tutta la corruzione è generazione, e perciò la nerezza deve
essere attentamente desiderata; perché è la vela nera con la quale la Nave di
Teseo tornò vittoriosa da Creta, che era la causa della morte di suo Padre; così
questo padre deve morire, affinché dalle ceneri di questa Fenice ne possa
sorgere un'altra, ed il figlio possa essere Re.
Certamente colui
che non vede questa nerezza all'inizio della sua operazione, durante i giorni
della Pietra; qualsiasi altro colore egli veda, certo fallirà nell'Opera, e non
potrà creare altro che Caos; perché non opera bene, se non arriva alla
putrefazione; poiché se non arriva alla putrefazione, non corrompe, non
ingenera, e per conseguenza, la Pietra non può avere vita vegetativa per
accrescersi e moltiplicarsi.
Ed in tutta
verità, io te lo dico ancora, che quand'anche tu lavori sulla vera materia, se
all'inizio, dopo aver posto le Composizioni nell'Uovo Filosofale, e dopo averle
agitate sul fuoco, se allora, io dico, tu non vedi questa testa del Corvo, il
nero del nero più nero, allora dovrai ricominciare, perché questa colpa è
irreparabile, e non potrà essere emendata; specialmente il colore Arancio, o
mezzo rosso, deve essere temuto, perché se all'inizio tu vedi questo in quel
piccolo Uovo, senza dubbio, tu brucerai, o hai già bruciato la vegetazione e la
crescita della tua Pietra.
Il colore che tu
devi avere, deve essere interamente perfetto nella Nerezza, come quello di
questi Dragoni, per il tempo di quaranta giorni; Lasciamo perciò che coloro che
non otterranno questi marchi essenziali, si ritirino per tempo dalle operazioni,
affinché possano riscattarsi dalla sicura perdita. Sappi anche, e nota bene, che
in quest'Arte non c'è altro che raggiungere questa nerezza, e non c'è niente di
più facile da ottenere; perché da quasi tutte le cose del mondo, mescolato alla
mistura, tu potresti ottenere una nerezza dal fuoco: ma tu devi ottenere la
nerezza che proviene dai perfetti corpi Metallici, che dura un lungo periodo, e
non è distrutta in meno di cinque mesi; dopo ciò, infatti, segue immediatamente
il desiderato biancore. Se tu lo ottieni, avrai già abbastanza, ma ancora non
tutto. Come per il colore bluastro e giallastro, questo significa che la
Soluzione e la Putrefazione non sono ancora finite, e che i colori del nostro
Mercurio non sono stati ancora adeguatamente miscelati, e putrefatti con il
resto. Allora questa nerezza, e questi colori, insegnano chiaramente, che in
questo inizio la materia ed il composto iniziano a putrefarsi e dissolversi in
polvere, meno che gli Atomi del Sole, i quali in seguito sono mutati in
rivestimenti permanenti.
E questa
dissoluzione è dall'invidioso Filosofo chiamata Morte, Distruzione e Perdizione,
poiché le nature mutano la loro forma, e da qui derivano le tante allegorie
sull'uomo morto, tombe e sepolture. Altri lo hanno chiamato Calcinazione,
denudazione, Separazione, (.) poiché le Composizioni sono mutate e
ridotti in più piccole pezzi e parti. Altri hanno chiamato esso Riduzione nella
prima materia, Mollificazione, Estrazione, Commistione, Liquefazione,
Conversione degli Elementi, Sublimazione, Divisione, Umazione, Impostazione, e
Distillazione, poiché quello le Composizioni sono sciolte, portate indietro in
semi, ammorbidite, e circolate all'interno del bicchiere.
Altri lo hanno chiamato Xir, o Iris o Putrefazione, Corruzione,
Scurezza Tenebrosa, un abisso, Inferno, Dragoni, Generazione, Entrata,
Immersione, Compimento, Congiunzione, ed Fecondazione, perché la materia è nera
e acquatica, e le nature sono perfettamente mischiate, e strette l'una
nell'altra. Perché quando il calore del sole lavora su di loro, sono mutati
inizialmente in polvere, o acqua grassa e glutinosa, che sentendo il calore,
vola in alto sulla testa del piccolo pollo, con il fumo, che è come dire, con il
vento e l'aria; da questo momento quest'acqua si scioglie e fuoriesce dalle
Composizioni, scende ancora e discendendo riduce e risolve, più che può, il
resto delle composizioni Aromatiche, sempre facendo così, fino a che il tutto
sarà come un brodo nero in qualche modo grasso. Ora tu puoi capire perché la
chiamano sublimazione o volatilizzazione, perché esso sale in alto, e Ascensione
e Discesa, perché esso monta e discende all'interno della
fiala.
Un poco dopo, l'acqua comincia a farsi spessa e coagularsi in qualche
modo di più, crescendo molto nera, come pece, e finalmente viene il corpo e la
terra, che gli invidiosi hanno chiamato Terra Foetida, che significa Terra
Maleodorante: perché prima della perfetta putrefazione, che è naturale come ogni
altra può essere, questa terra puzza, creando un odore simile all'odore delle
fosse riempire di marciume, e con i corpi come ancora caricati con la loro
mistura naturale. Questa terra era da Ermes chiamata Terra Foliata o la Terra
delle Foglie, anche se il suo vero e proprio nome è Leton, che deve in seguito
essere sbiancata. Gli Antichi Saggi che erano Cabalisti hanno descritto questo
nelle loro Metamorfosi, mediante la Storia del Serpente di Marte, che aveva
divorato i compagni di Cadmo, che lo avevano ridotto schiavo, inferendogli
ferite di lancia contro una Quercia cava. Nota questa Quercia.
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CAPITOLO V
Dell'uomo e della donna vestiti con un abito di colore Arancio sopra un
campo
azzurro e blu, e dei loro rotoli.
L'uomo qui ritratto espressamente ricorda me stesso al
naturale, come la donna intende vividamente raffigurare Pernelle. Il motivo per
cui siamo dipinti in vita, non è diretto a questo proposito perché fosse
necessario, quanto per rappresentare un maschio ed una femmina, ai quali la
nostra particolare somiglianza non era necessariamente richiesta, ma piacque al
Pittore di ritrarre noi, proprio come aveva fatto più in alto su quest'Arco, ai
piedi delle Figure di San Paolo e di San Pietro, secondo come eravamo nella
nostra giovinezza; come egli fece similmente anche in altri luoghi, come sopra
la porta della Cappella di San Giacomo vicino alla mia casa (anche se per
quest'ultimo esisteva una ragione particolare) come anche sopra la porta di
Santa Genoveffa da Ardans, dove infatti potete vedermi. Ho voluto che qui
fossero dipinti due corpi, una di un Maschio e l'altro di una Femmina, per
insegnarvi che in questa seconda operazione, avete veramente, ma ancora non
perfettamente, due nature congiunte e sposate insieme, il Mascolino ed il
Femminino, o piuttosto i quattro Elementi; e che i quattro naturali nemici, il
caldo ed il freddo, il secco e l'umido, iniziano ad affrontarsi amabilmente uno
contro l'altro, e per mezzo dei Mediatori e dei facitori-di-Pace, deponendo,
poco alla volta, l'antica inimicizia del vecchio Caos.
Voi sapete
abbastanza bene che questi Mediatori e facitori-di-Pace sono, tra il caldo ed il
freddo, l'umido, perché è congiunto e alleato di entrambe; al caldo per il suo
calore, ed al freddo per la sua umidità: E questa è la ragione perché per
iniziare a compiere questa pace, avete già nella precedente operazione,
convertito tutti gli ingredienti nell'acqua per dissoluzione. E dopo avete fatto
coagulare l'acqua, che è mutata in questa Terra, del nero più nero del nero,
unicamente per compiere questa pace; perché la Terra, che è fredda e asciutta,
trovando se stessa simile e alleata con l'asciutto e l'umido, che sono nemici,
riuscirà a pacificarli e metterli d'accordo.
Non volete
quindi considerare una più perfetta mistura di tutti i quattro Elementi,
avendoli prima mutati in acqua, e ora in Terra? Vi insegnerò anche dopo le altre
conversioni, in aria quando sarà tutto bianco, e in fuoco, quando sarà di un
perfetto viola. Quindi voi avete qui le due nature sposate assieme, delle quali
l'una è concepita dall'altra, e per mezzo di questa concezione è mutata nel
corpo del Maschio, ed il Maschio in quello della Femmina; che è come dire, sono
fatti di un solo corpo, che è l'Androgino o ermafrodita degli Antichi, che loro
hanno anche chiamato altrimenti la testa del Corvo, o nature
convertite.
In questo modo
io li ho dipinti qui, poiché voi abbiate le due nature riconciliate, che (se
guidate e governate saggiamente) potranno formare un Embrione nel grembo del
Vaso, e in seguito portare avanti un Re più potente, invincibile ed
incorruttibile, poiché sarà un'ammirevole quintessenza. Così voi vedrete la
principale e più necessaria ragione di questa rappresentazione: la seconda
causa, che è anche bene sia notata, per cui si è reso necessario che dipingessi
due corpi, è perché in quest'operazione è richiesto che tu divida quel che è
stato coagulato, per dare in seguito nutrimento, che è latte di vita, al piccolo
Infante quando sarà nato, a cui sarà conferita, dal Dio vivente, un'anima
vegetativa.
Questo è un
segreto più ammirabile e segreto, che per volere di comprensione, ha reso ciechi
tutti coloro che lo avevano visto senza trovarlo, e ha fatto saggio chiunque lo
abbia visto con gli occhi del suo corpo, o del suo spirito.
Dovete quindi
fare due parti e porzioni di questo corpo Coagulato, l'uno dei quali servirà per
Azoth, per lavare e pulire l'altro, che è chiamato Letch, che deve essere
sbiancato: Egli che è lavato è il Serpente Pitone, che, avendo preso il suo
essere dalla corruzione della melma della Terra raccolta insieme dalle acque del
diluvio, quando tutti gli ingredienti erano acqua, deve essere ucciso e
sopraffatto dalle frecce del Dio Apollo, dal Sole giallo, che è come dire, dal
nostro fuoco, uguale a quello del Sole.
Colui che lava,
o piuttosto i lavaggi che devono essere continuati con l'altra metà; questi sono
i denti di quel Serpente, che il lavoratore saggio, il valente Teseo, seminerà
nella stessa Terra, dalla quale lì germoglieranno Soldati armati, che alla fine
sconfiggeranno se stessi, soffrendo essi stessi per l'opposizione che si
risolverà nella natura della Terra, ed il lavoratore potrà portare via la sua
meritata conquista.
Questo è quello
che i Filosofi hanno scritto tanto spesso, e così spesso ripetuto. Esso si
dissolve, si congela, esso diventa nero, e diventa bianco, si uccide, e si
anima. Ho voluto che il loro sfondo fosse dipinto azzurro e blu, per mostrare
che da questo momento iniziamo ad uscire dalla più nera nerezza, perché
l'azzurro ed il blu sono alcuni dei primi colori, che la donna scura ci permette
di vedere, che sarebbe a dire, la mistura dà luogo ad un po' di calore e di
asciutto: L'uomo e la donna sono quasi colorati d'arancio, per mostrare che i
nostri Corpi, o il nostro corpo che i saggi chiamano Rebis, non ha ancora
abbastanza digestione e che la mistura dalla quale proviene il nero il blu e
l'azzurro, è per metà vinta dall'aridità.
Perché quando
l'aridità prende il sopravvento, tutto sarà bianco, e quando esso combatterà, o
sarà uguale alla mistura, tutto sarà in parte secondo a questi attuali colori.
Gli invidiosi hanno anche chiamato gli ingredienti in queste operazioni, Nummus,
Ethelia, Arena, Boritis, Corfufle, Cambar, Albar aris, Duenech, Randeric, Kukul,
Thabricis, Ebisemech, Ixir, &c che sono state comandate di essere fatte
bianche.
La donna ha un
circolo bianco in forma di rotolo attorno al suo corpo, per mostrare che Rebis
comincerà a diventare bianco proprio in vero modo, cominciando inizialmente alle
estremità, tutt'attorno a questo circolo bianco. La Scala Philosophorum, questo
è il Libro intitolato La Scala dei Filosofi, che dice così: La figura del primo
testimone perfetto è la manifestazione di un certo piccolo circolo di capelli,
che passa sulla testa, che apparirà ai lati del vaso attorno alla materia, nella
foggia di una criniera di colore giallastro.
Qui vi è scritto
nei loro Rotoli, Home veniet ad judicium Dei, che significa, L'Uomo verrà al
giudizio di Dio: Vere (dice la donna) illa dies terribilis erit, e cioè
Veramente quello sarà un giorno terribile. Questi non sono passaggi delle Sacre
Scritture, ma solo frasi che parlano secondo il senso Teologico, del giudizio
che verrà. Le ho poste lì per servirmene davanti a chi considera solo il volgare
aspetto esteriore del più naturale Artificio, traendo interpretazione da esso,
per riguardare solo la Resurrezione, e anche esso potrà servire loro per
raccogliere insieme le Parabole della Scienza, portare loro gli occhi di
Lynceus, per segnare in profondità quindi gli oggetti visibili. Vi è quindi
scritto che, l'Uomo verrà al giudizio di Dio; certamente quel giorno sarà
terribile. Questo è come se io lo avessi detto; esso vuole che questo diventi il
colore della perfezione, per essere giudicato e ripulito da tutta la sua nerezza
e oscenità, ed essere spiritualizzato e sbiancato. Sicuramente quel giorno sarà
terribile, e certamente tu troverai nell'Allegoria di Aristeau, che l'Orrore ci
tiene prigionieri per lo spazio di quaranta giorni, nell'oscurità delle acque,
nell'estrema caligine dell'Estate, e nei problemi del Mare. Tutte queste cose
dovranno passare prima che il nostro Re possa diventare bianco, venendo dalla
morte alla vita, per superare infine tutti i suoi nemici.
Per farti
comprendere ancora meglio questa Albificazione, che è più difficile e complessa
di tutto il resto, poiché fino ad allora potrai sbagliare in ogni passo, ma dopo
non potrai più, in modo assoluto, eccetto che tu rompa il tuo vaso, ho anche
scritto per te questa Tavola che segue.
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CAPITOLO VI
La figura di un uomo, simile a quella di San Paolo, vestito con un abito
bianco e giallo, orlato d'oro, che tiene in mano una spada snudata, e ha ai suoi
piedi un uomo in ginocchio, avvolto in un abito di colore arancione, nero e
bianco, che tiene un rotolo.
Guarda bene
quest'uomo nella sembianza di San Paolo, vestito in un abito interamente bianco
giallastro. Se lo osservi con attenzione, noterai che egli volge il suo corpo in
una tale postura come per mostrare che egli brandirebbe la spada snudata, per
tagliar via la testa, o fare qualche altra cosa, all'uomo che è inginocchiato ai
suoi piedi, vestito di un abito di colore arancione, nero e bianco, che dice nel
suo rotolo, DE LE MALA QVAE FECI, che significa Porta via tutto il
male che ho fatto, come se dicesse TOLLE NIGRIDINEM, Porta via da
me la mia nerezza; Un termine dell'Arte: perché Male significa
nell'Allegoria nerezza, come è spesso trovato nella Turba Phylosophorum: nota
che fino a quando esso arriva alla nerezza, sarà considerato Male. Ma vorresti
sapere cosa significa che quest'uomo regge in mano la Spada? Significa che si
deve tagliare via la testa del Corvo, cioè dell'uomo vestito di diversi Colori,
che si trova sulle sue ginocchia.
Ho preso questo
ritratto e figura dall' Hermes Trismegistus, nel suo Libro dell'Arte Segreta,
dove è detto, Porta via la testa di quest'uomo nero, taglia via la testa del
Corvo, che sarebbe a dire, Sbianca il tuo nero. Lambspring, il nobile tedesco,
lo aveva anche usato nel Commentario dei suoi Geroglifici, dicendo, In questo
legno vi è una Bestia tutta coperta di nero, se qualcuno tagliasse via la sua
testa, egli perderebbe la sua nerezza e sarebbe del più bianco dei colori.
Capisci che cosa è tutto questo? La nerezza è chiamata la testa del Corvo, che
nel momento che viene portata via, nello stesso istante vede comparire il colore
bianco: Quindi c'è da dire, quando la Nuvola non appare più, questo corpo dovrà
essere senza testa.
Queste sono le
sue parole autentiche. Nello stesso senso, i Saggi hanno anche detto, in altri
luoghi, Prendi la Vipera, che è chiamata De rexa, taglia la sua testa, &c.
che sarebbe a dire, porta via da lui la sua nerezza. Hanno anche usato questa
Perifrasi per indicare la moltiplicazione della Pietra, hanno raffigurato un
Serpente Idra, del quale, se si taglia una testa, ne sorgeranno in suo luogo
altre dieci; perché la pietra si decuplica, ogni qual volta che tagliano via la
testa del Corvo, che lo rende nero, e subito dopo bianco, che sarebbe come dire,
che lo dissolvono in qualcosa di nuovo, ed in seguito lo coagulano
ancora.
Notate adesso
come questa spada snudata è avvolta in una fasciatura nera, e che la fine di
essa non è avvolta affatto. Questa Spada snudata e scintillante è la pietra per
il bianco, o la pietra bianca, così spesso dai Filosofi descritta sotto questa
forma. Per arrivare quindi a questo perfetto ed esaltato biancore, dovrai
comprendere le volute di questa fasciatura nera, e seguire quello che insegnano,
che è la quantità delle imbibizioni. Le due estremità che non sono avvolte
attorno ad essa, rappresentano l'inizio e la fine: per l'inizio ti insegnano che
devi imbibire per la prima volta gentilmente e con moderazione, dando quindi
poco latte, come ad un piccolo Neonato, per l'intento che Ifir, come dice
l'Autore, non deve essere affogato: E similmente dovrai fare alla fine, quando
vedrai che il nostro Re è pieno, e non ne vorrà più. Il mezzo di queste
operazioni è raffigurato dalle quattro volute intere, o giri, della fascia nera,
a quel tempo, (poiché la Salamandra vive del fuoco, e nel mezzo del fuoco, e
infatti è un fuoco, ed un Argento vivo, o mercurio, che corre nel mezzo del
fuoco senza paura di niente), tu devi dargliene in modo abbondante, in tale modo
che il Latte Vergine avvolga la materia tutt'attorno.
Ho voluto che
queste volute o giri della fascia fossero dipinti di nero, poiché queste sono le
imbibizioni, e per conseguenza, la nerezza: perché il fuoco con la mistura
(com'è stato detto spesso) causa la nerezza. E come queste cinque complete
volute o giri mostrano che tu devi farlo cinque volte completamente, così
similmente ti fanno sapere che devi dare questo in cinque mesi completi, un mese
per ogni imbibizione: Vedi qui la ragione per cui Haly Abenragel ha detto, la
Cottura o bollitura delle cose è fatta in tre volte cinquanta giorni: E' vero
che se tu conti queste piccole imbibizioni, all'inizio e alla fine, sono sette.
A questo riguardo uno dei più invidiosi ha detto, la nostra testa del Corvo è
lebbrosa, e per questo egli la dovrà pulite, deve andare giù sette volte al
Fiume della rigenerazione del Giordano, come il profeta comandò al lebbroso
Naaman il Siriano.
Comprendete in
questo modo l'inizio, che è di soli pochi giorni, il mezzo, e la fine, che è
pure molto rapida. Ho infatti dato a te queste tavole, per dirti che devi
sbiancare il mio corpo, che è in ginocchio, e non domandare nessun altra cosa;
perché la Natura tende sempre alla perfezione, che tu compirai mediante
l'apposizione del latte Vergine, e per la decozione della materia che tu creerai
con questo latte, che essendosi asciugato sopra questo corpo, lo colorerà nello
stesso bianco giallo, di cui è vestito colui che regge la Spada, nel quale
colore tu devi ottenere loro si trasformino. I vestimenti della figura di San
Paolo sono orlati largamente con un colore dorato e rosso
citrino.
Oh Figlio, prega
il Signore, se mai tu vedrai questo. Perché avrai in quel momento ottenuto
misericordia dal Cielo; nutrilo quindi, e continua per tutto il tempo in cui il
piccolo Infante sia forte e pronto da combattere contro l'acqua ed il fuoco: nel
compiere il che tu farai quello che Demagoras, Senior e Haly hanno definito Il
mettere la Madre nella pancia dell'Infante, che l'Infante la Madre dovrà
successivamente essere portata avanti; perché loro chiamano la Madre il Mercurio
dei Filosofi, con il quale operano le loro imbibizioni e fermentazioni, e
l'Infante chiamano il Corpo, per ottenere o colorare il quale il Mercurio è
venuto fuori.
Quindi ti ho
dato queste due figure, per significare l'Albificazione, perché questo è il
luogo in cui tu hai bisogno di grande aiuto, perché qui il tutto il Mondo è
ingannato.
Questa
operazione è infatti un Labirinto, perché qui essi si presentano in migliaia di
modi allo stesso istante, e a dispetto di questo, tu devi arrivare alla fine,
diretto contrario dell'inizio, nel coagulare quello che tu avevi inizialmente
dissolto, e nel fare la terra da quello che prima hai fatto acqua. Quando tu lo
hai reso bianco, allora tu dovrai superare i Tori incantati che spargono fuoco e
fumano dalle loro narici. Ercole ha ripulito le stalle piene di lordura, di
immondizia e di nerezza. Giasone ha polverizzato il decotto o brodo sopra i
Dragoni di Colcos, e tu hai in tuo potere il corno di Amalthea il quale (pur
essendo bianco) potrà riempirti tutto il resto della tua vita con gloria, onore
e ricchezza. Per avere il quale, è stato necessario che tu combattessi
valentemente, e nel modo di un Ercole, per questo Achelous, questo fiume
rugiadoso, è inondato di una forza più potente, malgrado ciò si trasfigura esso
stesso dall'una forma all'altro. Tu hai fatto il tutto il tuo, poiché il resto è
senza difficoltà.
Queste
trasfigurazioni sono particolarmente descritte nel Libro dei Sette Sigilli
Egizi, dove viene detto (come anche da tutti gli Autori) che la Pietra, prima
che sia completamente abbandonata la sua nerezza, e diventi bianca nel modo del
marmo più scintillante, e di una spada snudata fiammeggiante, metterà su tutti i
colori che tu possa immaginare, spesso si scioglierò, e spesso si coagulerà, e
in mezzo a queste diverse e contrarie operazioni (che l'anima vegetativa che è
in esso renderà possibile realizzare ad uno ed allo stesso tempo) esso crescerà
citrino, verde, rosso (ma non di un vero rosso), esso diventerà giallo, blu e di
colore arancione, fino a che non sarà completamente superato dalla asciuttezza e
dal calore, tutti questi infiniti colori finiranno in quest'ammirevole
bianchezza della Citrina, del colore degli abiti di San Paolo, che in breve
tempo diverranno come il colore della spada snudata; e dopo per mezzo di una
forte e intensa decozione esso prenderà alla fine un colore Citrina rosso, e
dopo il rosso perfetto del vermiglio, quando si riposerà per
sempre.
Non
dimenticherò, comunque, di avvertirti, che il latte della Luna, non è come il
latte Vergine del Sole; pensa quindi che le imbibizioni della bianchezza,
richiedono un latte più bianco di quello del rosso dorato; perché questo
passaggio, ho pensato che potresti averlo perso, e così non volevo che fosse per
Abramo l'Ebreo; per questa ragione ho voluto che fosse dipinta per te la Figura
che tiene la spada snudata, il colore della quale è necessario, perché questa è
la Figura di quello che raggiunge il biancore.
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CAPITOLO VII
Su
di un Fondo verde, due Uomini ed
una Donna che risuscitano, interamente
bianchi; due Angeli in alto, e,
sopra gli Angeli, la Figura del
Salvatore che viene a giudicare
il Mondo, con una Veste perfettamente
arancione-bianca.
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Qui
ho fatto dipingere un Fondo
verde, perché in
questa Cottura le Confezioni
diventano verdi, mantenendo
pii a lungo questo colore
che ogni altro, dopo il
nero. In particolare, questo
verde indica che la nostra
Pietra ha un'Anima vegetativa,
e che si è convertita,
con gli accorgimenti dell'Arte,
in germe puro e verace,
per germinare in abbondanza
e in seguito produrre infiniti
rami. O benemerito verde
- dice il Rosario- che generi
tutte le cose: senza di
te, nulla può crescere,
vegetare o moltiplicarsi.
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I
tre che risorgono, vestiti
di un bianco scintillante,
rappresentano il Corpo,
l'Anima e lo Spirito della
nostra Pietra bianca. I
Filosofi usano normalmente
questi termini nell'Arte,
per celare il Segreto ai
Malvagi. Essi chiamano Corpo
la terra nera, scura e tenebrosa
che noi imbianchiamo; Anima
l'altra metà del
Corpo, la quale, con la
volontà di DIO e
la potenza della Natura,
per mezzo delle imbibizioni
e fermentazioni, dà
al Corpo stesso l'Anima
vegetativa, vale a dire
il potere di pullulare,
crescere, moltiplicarsi
e farsi bianco come una
spada nuda e rilucente.
Chiamiamo poi Spirito la
tintura secca, la quale,
come uno spirito, ha la
virai di penetrare tutte
le cose metalliche.
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Mi
dilungherei troppo, se volessi mostrarti
qui per quali e quanti motivi essi hanno
detto dappertutto: la Nostra Pietra
ha, come l'Uomo, Corpo, Anima e Spirito.
Voglio soltanto farti notare che, così
come l'Uomo dotato di Corpo, Anima e
Spirito, tuttavia è unità,
allo stesso modo tu ora non hai che
una sola Confezione bianca, nella quale
però si trovano il Corpo, l'Anima
e lo Spirito, uniti inseparabilmente.
In verità, potrei ben darti comparazioni
e spiegazioni molto chiare, riguardo
a questo Corpo, all'Anima ed allo Spirito;
ma, per far ciò, bisognerebbe
dire delle cose che Dio si riserva di
rivelare a coloro i quali lo temono
e lo amano, e che perciò sono
cose che non si devono scrivere. Ti
ho dunque fatto dipingere qui un Corpo,
un'Anima ed uno Spirito tutti bianchi,
in atto di risuscitare, per farti capire
che, in questa Operazione, il Sole,
la Luna e Mercurio sono risuscitati,
cioè sono diventati Elementi
d'Aria e si sono fatti bianchi. Poiché
abbiamo già definito Morte il
Nero, continuando la Metafora, possiamo
dunque definire il Bianco: Vita, la
quale ritorna soltanto con e per mezzo
della resurrezione. Per illustrarti
tutto ciò con maggior chiarezza,
il Corpo te l'ho fatto dipingere in
atto di sollevare la pietra del sepolcro
nel quale era chiuso. Dato poi che l'Anima
non può esser messa sotto terra
e non può quindi uscire da una
tomba, l'ho raffigurata mentre cerca
il suo Corpo fra le tombe, in forma
di Donna con i capelli sciolti. Lo Spirito,
che parimenti non può essere
sepolto, l'ho fatto dipingere come un
Uomo che esce dalla terra, non dal sepolcro.
Tutti e tre sono bianchi: il Nero, cioè
la Morte, è infatti vinto ed
essi, divenuti bianchi, sono ormai incorruttibili. Leva
ora in alto lo sguardo, per veder venire
il nostro Re incoronato e risuscitato,
Vincitore della Morte, dell'oscurità
e dell'umidità. Eccolo in quello
che sarà l'aspetto del Salvatore,
il quale unirà a sé per
l'eternità tutte le Anime pure
e monde, e scaccerà quelle impure
e immonde, come indegne di unirsi al
suo Corpo divino. Così (con il
permesso della Chiesa Cattolica Apostolica
Romana, e pregando tutte le Anime buone,
affinché mi consentano la similitudine)
per analogia, ecco il nostro Elisir
bianco, che d'ora in poi unirà
a sé inseparabilmente ogni pura
Natura metallica, trasmutandola nella
sua finissima natura argentata ed eliminando
da essa ogni impurità estranea.
Sia lodato Iddio, che, nella sua grande
bontà, ci ha fatto la grazia
di poter vedere questo Bianco scintillante,
più perfetto e rilucente di ogni
altra natura composta, e più
nobile - eccezion fatta per l'Anima
immortale - d'ogni altra Sostanza animata
o inanimata; esso è pertanto
una Quintessenza, un Argento purissimo,
passato attraverso la Coppella e affinato
sette volte, come dice il Regale Profeta,
Davide. Non
è infine necessario spiegare
il significato dei due Angeli che suonano
i loro Strumenti, sopra i Risuscitati;
sono degli Spiriti Divini, i quali cantano
le meraviglie di Dio in questa Operazione
miracolosa, piuttosto che degli Angeli
in atto di chiamarci al Giudizio. Proprio
per far risaltare la differenza, ho
fatto dipingere l'uno con un Liuto e
l'altro con una Cornamusa, invece delle
Trombe, con le quali vengono di solito
effigiati al momento del Giudizio. La
stessa cosa va detta dei tre Angeli
al di sopra del Nostro Salvatore, uno
dei quali lo incorona, mentre gli altri,
assistendolo, dicono nei loro Rotoli:
O PATER OMNIPOTENS! O JESU BONE!, cioè:
Padre onnipotente! O buon Gesù!
e gli rendono grazie in eterno.
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CAPITOLO VIII
Sopra un campo violetto e blu, due Angeli di un colore Arancio, ed il
loro Rotolo.
Questo campo violetto e blu mostra che dovendo passare dalla pietra
bianca al rosso, tu dovrai imbibirlo con un po' di latte vergine del Sole, e che
questi colori vengono fuori della mistura Mercuriale che tu hai asciugato sopra
la Pietra. In questa operazione di rubificazione, malgrado le imbibizioni, non
devi avere molto di nero, ma di violetto, blu e del colore della coda del
Pavone. Perché la nostra pietra è così trionfante nell'asciutto, che non appena
il tuo Mercurio la toccherà, la sua natura perciò rigioirà nella simile natura,
che è unita ad esso, e la berrà avidamente, e pertanto il nero che verrà dalla
mistura potrà mostrare se stesso, ma solo un poco, e sempre sotto questi colori
viola e blu, perché l'asciutto (come detto) dovrà più e più governarlo in modo
assoluto.
Ho anche voluto fossero dipinti per te, questi due Angeli con ali, per
rappresentare a te che le due sostanze delle tue confezioni, la Sostanza
Mercuriale e la Solforosa, il fissato come il volatile, sono perfettamente
fissati insieme, come anche voleranno insieme all'interno del vaso: per cui in
quest'operazione, il corpo fissato gentilmente salirà al Cielo, essendo tutto
spirituale, e da qui esso discenderà alla terra, e qualsiasi cosa tu voglia,
seguirà ovunque lo Spirito, che è sempre mosso sopra il fuoco: tanto essi fanno
una natura uguale a se stessa, ed il composto è tutto spirituale, ed lo
spirituale tutto corporale, tanto esso è stato sottilizzato sopra il nostro
Marmo, dalle precedenti operazioni. Le nature quindi sono trasmutate in Angeli,
che è come dire, sono rese spirituali e più sottili, così sono loro adesso le
reali tinture.
Ora ricordati di iniziare dalla rubificazione, per apposizione del
Mercurio rosso Citrino, ma tu non devi versarne troppo, e solo una volta o due,
secondo come vedrai nell'occasione; perché quest'operazione deve essere fatta
presso un fuoco asciutto, e per un'asciutta sublimazione e calcinazione. E
veramente ti direi qui un segreto che molto raramente potrai trovare scritto,
tanto poco invidiosa è la mia natura, che vorrei che Dio rivelasse ad ogni uomo
come fare l'oro da sé, per sua volontà, affinché possa vivere, ed andare avanti,
a pascolare le sue giuste greggi, senza Usura o senza contrasti con la Legge, in
imitazione dei sacri Patriarchi che ne usavano solo (come i nostri primi Padri
facevano) per scambiare una cosa con l'altra, e per avere ancora da lavorare
come fanno ora.
Nondimeno per paura di offendere il Padre, e per non essere strumento di
un tale cambiamento che si potrebbe rivelare sbagliato, devo prestare attenzione
a non rappresentare o scrivere qui quello di cui noi nascondiamo le chiavi, che
possono aprire tutte le porte dei segreti della natura, e di non aprire o
svelare la terra in quel luogo, contenendomi di mostrarvi le cose che insegnerò
a chiunque avrà da Dio il permesso di conoscere quale proprietà ha il segno
della Bilancia o Libra, quando è illuminata dal Sole e Mercurio nel mese di
Ottobre.
Questi Angeli sono dipinti di un colore arancio, per farti sapere che le
confezioni bianche sono state un po' assimilate, o bollite, e che il nero del
violetto e blu è stato già abraso dal fuoco: per cui questo colore arancio è
composto del giusto rosso citrino dorato (per il quale tu hai tanto a lungo
atteso) e per il resto di questo violetto e blu, che tu hai già in parte bandito
e disfatto. In più questo colore arancione mostra che le nature sono assimilate,
e poco a poco perfette per grazia di Dio.
E per i loro rotoli, che dicono SVRGITE
MORTVI, VENITE AD IVDICIVM DOMINI MEI, che sarebbe, Sorgete morti, e
venite al giudizio di Dio, mio Signore; ho voluto che fossero posti qui,
solo in senso Teologico, piuttosto che in ogni altro. Esso finisce nella gola di
un leone che è tutto rosso, per mostrare che quest'operazione non deve essere
interrotta fino a che essi vedono il vero rosso porpora, pienamente come sul
Papavero dell'Eremitaggio, ed il vermiglio del Leone dipinto conservato per la
moltiplicazione.
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CAPITOLO IX
La figura di un uomo, dalle sembianze di San Pietro, vestito in un abito
rosso Citrino, che tiene una chiave nella mano destra, e posa la mano sinistra
su una donna, con un abito di colore arancio, che sta ai suoi piedi sulle
ginocchia, tenendo un rotolo.
Guarda sopra a
questa donna vestita di un abito colore arancio, che così naturalmente ricorda
Pernelle come era nella sua giovinezza; E' dipinta in atteggiamento supplice
sulle ginocchia, le mani unite insieme, ai piedi di un uomo che tiene una chiave
nella sua mano destra, che la ascolta graziosamente, e posa la sua mano sinistra
su di lei. Vorresti sapere cosa sta a significare? Questa è la Pietra, che in
questa operazione domanda due cose, del Mercurio del Sole, dei Filosofi (dipinti
nella forma di un uomo) che è come dire Moltiplicazione, ed un più ricco
Corredo; e in questo tempo è necessario che lei lo ottenga, e pertanto l'uomo
che posa la mano sulla sua spalla in questo modo glielo accorda e garantisce. Ma
perché abbiamo voluto che fosse dipinta una donna? Potrei aver dipinto tanto
bene un uomo come una donna, o piuttosto un Angelo, (perché tutte le nature sono
adesso spirituali e corporali, mascoline e femminine), ma ho scelto invece di
dipingere una donna, perché alla fine che tu possa comprendere che lei chiede
questa piuttosto che ogni altra cosa, perché questi sono i più naturali e propri
desideri di una donna.
Per mostrare ulteriormente a te che lei domanda la Moltiplicazione, ho
fatto che l'uomo al quale lei indirizza la sua preghiera, fosse dipinto nella
sembianza di San Pietro, che tiene una chiave, avendo egli il potere di aprire e
chiudere, di separare e di legare, poiché gli invidiosi Filosofi non hanno mai
parlato di Moltiplicazione, ma l'hanno celata sotto i comuni termini dell'Arte,
APERI, CLAVDE, SOLVE, LIGA che significa Apri
chiudi, separa, lega, aprendo e separando, hanno chiamato la
creazione del Corpo (che è sempre duro e fisso) soffice fluido, che scorre come
acqua. Chiudere e legare indica il seguito, per una più forte decozione al fine
di coagularlo, e per riportarlo ancora nella forma di un
corpo.
È stata mia cura quindi, in questo luogo, rappresentare un uomo con una
chiave, per insegnarti che devi ora aprire e chiudere, che è come dire
Moltiplicare ciò che sboccia, ed accrescerne le nature: per vedere che quanto
più spesso tu dissolverai e fisserai, così spesso queste nature si
moltiplicheranno, in quantità, qualità e virtù secondo la moltiplicazione di
dieci; e quindi a partire da questo numero fino ad un centinaio, da un centinaio
ad un migliaio, da un migliaio a dieci migliaia, da dieci migliaia ad un
centinaio di migliaia, da un centinaio di migliaia ad un milione, e di qui
sempre la stessa operazione fino all'Infinto, come io stesso ho fatto per tre
volte, aiutato da Dio. E quando il tuo Elisir sarà stato portato all'Infinito,
un grano di esso, nel cadere sopra una quantità di metallo sciolto, profondo e
vasto come l'Oceano, lo sfiorerà e lo convertirà nel più perfetto dei metalli,
cioè in argento o oro, secondo il modo in cui è stato imbibito e fermentato,
espellendo ed allontanando da sé tutte le materie impure e strane, che erano
unite al metallo nella prima coagulazione: per questa ragione pertanto ho voluto
che fosse dipinta una Chiave nella mano dell'uomo, che ha la sembianza di San
Pietro, per indicare che la pietra desidera essere aperta e chiusa per la
Moltiplicazione, e similmente mostrarti con quale Mercurio tu dovrai fare
questo, & quando; ho dato all'uomo un vestimento di rosso Citrino, e alla
donna uno di colore arancio.
Lascia che ciò sia sufficiente, dato che ho già trasgredito il silenzio
di Pitagora; per insegnarti che la donna, che è, la nostra pietra, chiede di
avere il ricco Corredo ed il colore di San Pietro. Lei ha scritto nel suo rotolo
CHRISTE PRECOR ESTO PIVS, che significa, Gesù Cristo sii pietoso con
me, come se dicesse, Signore sii buono con me, e non permettere che quello
che è diventato possa essere rovinato dal troppo fuoco: È vero, che da qui in
avanti non avrò più paura dei miei nemici, e che tutto il fuoco sarà simile a
me, ma il vaso che mi contiene, è sempre fragile e facile da rompere: e se il
fuoco cresce oltremisura, esso si romperà e volerà in pezzi, mi porterà e
seminerà sventuratamente tra le ceneri.
Presta attenzione perciò al tuo fuoco in primo luogo, e governa
dolcemente e con pazienza, quest'ammirevole quintessenza, perché il fuoco deve
essere ragionato su di esso, non troppo. E prega la Divinità sovrana, che non
permetta agli spiriti maligni che custodiscono le Miniere ed i Tesori, di
distruggere il tuo lavoro, o di stregare la tua vista, quando tu consideri
queste incomprensibili mozioni della quintessenza all'interno del tuo
vaso.
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Il
testamento di FlameL
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Dal Libro di Abramo l'Ebreo "La strage degli
Innocenti" |
Altra versione
"La strage
degli Innocenti" |
15. Togli le feci dalla
storta; scioglili in un crogiuolo in un fuoco forte: versali allora in quattro
once del Saturnia, (e) nove once del Sole. Allora il Sole si espande nelle dette
feci, e si dischiude molto più che la prima volta, come il Mercurio ha più
vigore che prima, avrà la forza e la virtù di penetrare l'oro, e di mangiare più
di esso, e di riempire la sua pancia con esso per gradi. Opera adesso come
all'inizio; sposa il menzionato Mercurio, più forte un grado, con questa nuova
massa e vedi di sfarinare il tutto insieme; essi si prenderanno come burro e
formaggio; lavali e sfarinali ancora diverse volte, fino a che la nerezza sia
andata via: asciugali come detto prima; poni il tutto nella storta, e opera come
hai fatto prima, per la durata di due ore, con un fuoco debole, e quindi forte,
sufficiente a fare scorrere e fare sì che il Mercurio precipiti nel ricevente,
allora tu avrai il Mercurio ancora più attuato, e allora sarai asceso al secondo
grado della scala filosofica.
16. Ripeti lo stesso lavoro,
versando nel Saturnia in misura dovuta, cioè per gradi, ed opera come prima,
fino a che avrai raggiunto il decimo scalino della scala filosofica; quindi
prendi il tuo resto. Perché il già citato Mercurio è infiammato, attuato,
completamente ingrossato e pieno di zolfo maschio, e fortificato con il succo
astrale che era nella profonda coppa dell'oro e del nostro dragone saturnino.
Stai sicuro che sto ora scrivendo per te le cose che nessun filosofo ha mai
dichiarato o scritto. Perché questo Mercurio è il meraviglioso caduceo, del
quale i saggi hanno tanto a lungo parlato nei loro libri, e che attestano abbia
in sé il potere di compiere l'opera filosofica, e loro dicono la verità, come ho
potuto costatare di persona, per mezzo di esso solo tu sarai in grado di farlo
da te, se sarai così disposto: perché questo non è nient'altro che la materia
adiacente e la radice di tutti i metalli.
17. Ora che è fatta e
compiuta la preparazione del Mercurio, adatto e capace di dissolvere nella sua
natura oro e argento, per ottenere naturalmente e semplicemente la Tintura
Filosofica, o la polvere che trasforma tutti i metalli in oro e
argento.
18. Alcuni credono di avere
compiuto l'intero magistero, quando essi hanno preparato il celestiale Mercurio;
ma sono grandemente ingannati. Per questa ragione trovano ostacoli prima di
cogliere la rosa, per volere di comprensione. E' vero, infatti, che essendo loro
arrivati a conoscere il peso, il regime del fuco, e del modo fruibile, non hanno
molto altro da fare, e non potrebbero fallire nemmeno se potessero. Ma in
quest'arte esiste un modo di lavorare. Impara pertanto e osserva bene come
operare, nel modo che sto per dirti.
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Dal Libro di Abramo l'Ebreo "Il serpente
crocifisso" |
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19. Nel nome di Dio, dovrai
prendere il tuo Mercurio inanimato nella quantità che ti piace; allora lo porrai
in un vaso di vetro per se stesso; o due o quattro parti del Mercurio con due
parti del Saturnia dorato; che è come dire uno del Sole e due dei Saturnia; il
tutto finemente congiunto come burro, lavato, pulito e asciugato; e tu
illuminerai il tuo vaso con la luce della conoscenza. Ponilo in una fornace di
calde ceneri al grado del calore di una gallina seduta sulle sue uova. Lascia
questo detto Mercurio così preparato che ascenda e discenda per lo spazio di 40
o 50 giorni, fino a che vedrai che formerà nel tuo vaso uno zolfo bianco o
rosso, chiamato sublimazione filosofica, che sfocerà dai resti del detto
Mercurio. Tu raccoglierai questo zolfo con una piuma: è il Sole vivente e la
Luna vivente, che il Mercurio ha scacciato da sé.
20.
Prendi questo zolfo bianco o rosso, trituralo in un mortaio di vetro o marmo, e
versa su esso, in modo scrosciante, una terza parte del suo peso del Mercurio
dal quale questo zolfo è stato tratto. Con questi due crea una pasta come burro:
metti ancora questa mistura in un bicchiere ovale; posalo su una fornace su un
gentile fuoco di ceneri, tiepido, e disposto con industria filosofica. Tienilo
in cottura fino a che il detto Mercurio sia mutato in zolfo, e durante tale
cottura, vedrai meravigliose cose nel tuo vaso, che è come dire, tutti i colori
che esistono nel mondo, che tu non potrai ammirare se non elevando il tuo cuore
a Dio in gratitudine per un così grande regalo.
21.
Quando avrai ottenuto questo rosso porpora, dovrai raccoglierlo: perché allora
la polvere alchemica sarà stata fatta, tramutando ogni metallo in oro fine e
massiccio, che potrai moltiplicare bagnandolo come hai già fatto, triturandolo
con Mercurio fresco, cocendolo nello stesso vaso, fornace e fuoco, ed il tempo
sarà molto più corto, e la sua virtù dieci volte più forte.
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Figura 7 - Dal Libro di Abramo l'Ebreo "Serpenti lungo la
collina" |
22.
Questo è quindi l'intero magistero fatto con il solo Mercurio, che alcuni non
credono sia vero, perché sono tutti deboli e stupidi, ed incapaci di comprendere
questo lavoro.
23.
Se tu desiderassi operare in un'altra maniera, prendi del Sole fine in fine
polvere o in fogli molto sottili: forma una pasta di essi con 7 parti del tuo
Mercurio filosofico, che è la nostra Luna: ponili entrambe in un bicchiere ovale
ben pulito; ponilo in una fornace; dai un fuoco molto forte, che è come dire,
come dovessi fondere l'acciaio; perché allora tu avrai trovato il vero regime di
fuoco; e lascia che il tuo Mercurio, che è il vento filosofico, ascenda e
discenda sul corpo dell'oro, che esso mangia per gradi, e porta nella sua
pancia. Cuocilo fino a che oro e Mercurio non saliranno e scenderanno più, ma
rimarranno entrambe quieti, e allora pace e unione saranno effettive tra i due
dragoni, che sono fuoco e acqua entrambe insieme.
24.
Allora vedrai nel tuo vaso una gran nerezza come di terra mischiata, che è il
segno della morte e della putrefazione dell'oro, e la chiave dell'intero
magistero. Fai sì che resusciti allora cocendolo, e non stancarti di cuocerlo:
nel corso di questo periodo prenderanno luogo diversi cambiamenti, la materia
passerà attraverso tutti i colori, il nero, il colore della cenere, il blu, il
verde, il bianco, l'arancio, e finalmente il rosso come è rosso il sangue o il
papavero selvatico: punta solo all'ultimo colore, perché il vero zolfo, e la
polvere alchemica. Non dico niente precisamente riguardo al tempo; perché
dipende dall'industria dell'artista; ma tu non potrai fallire, lavorando come ti
ho mostrato.
25.
Se tu sei disposto a moltiplicare la tua polvere, prendine una parte, e bagnala
con due parti del tuo Mercurio animato; rendilo una pasta soffice e morbida;
ponilo in un vaso come hai già fatto, nella stessa fornace e fuoco, e cuocilo
insieme. Il secondo giro della ruota filosofica sarà fatto in meno tempo che il
primo, e la tua polvere avrà dieci volte maggiore forza. Lascia che la ruota
giri ancora fino ad un migliaio di volte, e anche più se tu così vorrai. Avrai
allora un tesoro senza prezzo, superiore a tutto quello che è nel mondo, e tu
non potrai desiderare niente di più, perché avrai entrambe salute e ricchezza,
se le userai propriamente.
26.
Tu hai ora il tesoro di tutta la felicità del mondo, che io, un povero rustico
di campagna di Pointoise, ho compiuto tre volte a Parigi, nella mia casa, nella
strada des Ecrivains, presso la Cappella di St.Jacques de la Boucherie, e che io
Flamel do a te, per l'amore che nutro per te, l'onore di Dio, per la Sua gloria,
per la preghiera del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Il
corrispondente Francese [che ha offerto la versione Francese all'editore per la
traduzione in Inglese per questa pubblicazione del 1806] aggiunge: “Questo è
quel che ho trovato alla fine del Manoscrittoâ€
Essi
asseriscono che l'originale di questo lavoro è stata scritta ai margini della
pelle di un Libro di Salmi, nella scrittura autentica di Nicholas Flamel, in
favore di suo nipote. Il processo era scritto in cifre, per meglio mantenere il
segreto. Ogni lettera era formata in quattro modi differenti, così per creare
l'intero alfabeto sono state impiegate 96 lettere. Padre Pernetti e Monsieur de
Saint Marc hanno decifrato questo scritto con molta difficoltà. M.de St. Marc
era sul punto di lasciare; ma Padre Pernetti, che aveva già trovato le vocali,
lo incoraggiò ad andare avanti, e riuscirono finalmente nell'impresa, con
completo successo, attorno all'anno
1758. |
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